Biancaneve non fa più la prostituta
Qualche giorno di assenza da queste pagine, ma è tutto così frenetico come l'inverno piombato tra la pioggia, ed è tutto come poco meno di un anno fa. Lo stadio, Carlos, i posti mai a sedere, sempre quelli e domani è già derby. E non c'erano i bianchi, ma i blu, un abbraccio per la festa contro il Chelsea, come l'abbraccio di quel febbraio, ed è storia di oggi, come le sortite sulla Salaria. Molte cose non c'erano, cose che ci sono ora. Ed era sera, la Città e le stelle, quelle che non brillano, ma palleggiano bene e quella invece che brilla da sempre e c'ho messo un pò, senza telescopio ovviamente. I canti, il Borghetti, i culi e le sciarpe, entrare alle sei e l'acqua che ormai non ci dà più tregua. Poi finalmente il toga party (ed era ora vero Simo?) un compleanno come si deve per la nostra assistente sociale, il nostro Animal House personale e latino dei Latini con rimandate pulizie. Così tra una festa allo stadio e una privata, siam tornati per strada, i cortei che non cambiano nulla, ma dove altro potremmo stare? Poi eravamo svegli, che era quasi mattino, la Città già applaudiva Obama, le prime scommesse sulla gaffe di Berlusconi puntualmente arrivate, così come ogni anno si avvicinava il giorno speciale di novembre, ma questa volta eravamo in due o tre, perchè O'cchi blu e Sara hanno fatto ciò che dovevano. E quella notte passata a cantare di Party Girl e di un boy called Crash, gli accordi dei Vianella e stamo meglio noi che nun magnamo mai, nelle ombre di Valle Giulia e i primi starnuti sotto il solito cielo in pendenza sulla banalità, sui tiggì di regime, la pochezza delle canzoni d'amore anni '60, degli scritti sempre d'amore, stimolanti come carrelli per la spesa o i gargarismi di giusiferreri. E quano viene sera e non è più primavera, la veranda di Andrea, la terrazza aprica sospesa nel cielo di Roma, con Cagliostro il persiano a farla da padrone in mezzo ai rigogliosi pitosfori… e Alessia, che sospira sull' ex trasteverino, ripulitasi in pingue matrona di Piazza Fiume e Carlos il Poeta, sempre a configgere con Giorgio il Pittore e con la subdola Chiara, intorno alle vicende della Roma, la Lupa da tutti amatissima. Li ricordiamo sempre nelle nostre preghierine prima di andare a dormire all'alba, come del pari non dimentichiamo le mangiate e le bevute che resero e rendono famoso in città questo mitico roof. Be’, meglio comunicarvelo subito, niente è finito, ma con l'inverno la terrazza si è chiusa e gli amici si rimandano a marzo. Anzi, se ne sono già andati. Quanto a Cagliostro? Be’, quello, chi l’ammazza, ha trovato adeguato rifugio in una fastosa poltrona nella camera della piccola punk, una sorta di castellaccio dell’Innominato dove, almeno per ora, non riceve. Il che non gl’impedisce però di tendermi agguati, senza preavviso, quando avverte l’urgenza di spezzare in mia compagnia il pane della comune fede romanista. Incombe il Derby, quale migliore occasione per mandare a fare in culo chi di tutto questo non ha mai capito nulla e si è nascosto?
In my shoes a walking sleep and my youth I pray to keep, Heaven sent hell away, no one sings like you anymore!
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giovedì, ottobre 30, 2008
From the cradle to the grave
Il Merna chiama e questa è già di per sè una notizia, chè dal misfatto al caso de Er Bello altre rime lo hanno fatto sorridere. Colazione nè parca nè morigerata al baretto vicino la LUISS, giusto per curiosare sull'aria che tira in quel supermercato di opportunità e carriera in questi giorni di pantere dal pelo bagnato, magre e smunte. Qui l'acqua sta tirando via ogni cosa, ma continuiamo a fare cortei e dormire nelle aule, serate da vino e Guccini, come al liceo. Questa mattina Alessia ci ha aperto la porta ancora in pigiama, la casa profumava di pranzo, non male per due reduci fancazzisti, non male che Andrea, in pigiama anche lei, passandoci una meravigliosa, continuava a mescolare il risotto, intorno le cazzate di Studio Aperto, ma solo perchè vien prima di Studio Sport, e le sorelline sanno bene che a pranzo o calcio o muerte! Lo so, ci vorrebbe una replica de La Signora in giallorosso, che Giubilo e Francesca stimolano bene l'appetito, almeno quanto la meravigliosa mai troppo citata. E poi, poi odore di pioggia dopo il caffè, il piombo del giornale sotto al braccio (in strada se non ci fossero tutte queste auto e clacson sembrerebbe di trovarsi a Silent Hill soprattutto perchè er Merna, nella parte di Pyramid Head, farebbe sempre la sua gran bella porca figura). Comunque, quando è stato tempo di metro e di casa, che oggi proprio non ci va di dormire nell'auletta, abbiamo lasciato le due sorelline con i due culi più belli della galassia all'ingresso della linea B, e sì, ci è venuto da sorridere, che va bene panta rei, ma mentre passa bisogna ricordarsi che la fortuna ha un prezzo anche se magari, a volte, la sorte ti fa uno sconto.
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martedì, ottobre 28, 2008
Tomorrow is just an excuse
Se bastasse un tiepido congedo a risarcirci dei giorni che a vicenda ci siamo sequestrati, questi fottuti periodi ipotetici non significano nulla, 'il futuro non è scritto' abbiamo cantato oggi, in uno di quei rari momenti di pace totale del primo pomeriggio, quando la metro non è mezza vuota ma puoi sederti e magari allungare anche le gambe, che sei nuca contro nuca, non sai bene se hai più fame o sonno o. Quando osservi lineamenti da vicino e scopri che hanno ancora un buon profumo dopo ore da vagabondi, di fili d'erba intrecciati lontano dai cori, dalla facoltà di non capire, lontani un anno dai vestiti di piccole ferite da mostrare, dalla difesa di cause letali, dai paragrafi storpi delle fughe, da tutte le cazzate che cadere molte volte ti rende nobile. E mi ha visto alzare il dito medio e ha sorriso, così distante da chi è così feroce da non capire che farsi male richiede tempo. E quando dopo cento ore di veglia Roma imbruniva, un piccolo starnuto delizioso, in bianco e nero, a ribadire quanto è triste non essere così, quanto è triste chi riesce a sentire solo una frequenza diversa. Anche Dio, sono sicuro, ama le sue dita, così tenere e colorate di nero.
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sabato, ottobre 25, 2008
1982
E oggi c'era anche O'cchi Blu, con in spalla l'amore che porta per il suo soprannome pennacchiano, del resto è un privilegio e lo sa bene. Comunque, c'era e c'eravamo tutti, la profuga milanese aveva portato in dono anche il profugo parigino e relativa consorte, Serena nel suo remake di single che sembra passato un giorno, Carlos intrecciato al dito di Alessia e tutti noi come un brodo, come tempo fa, a far finta di gridare slogan, a far finta. E infine, in questo sabato di riunione e vecchi riti, credo che chi ci osservava scivolare sul marmo del "solito posto", abbia pensato: ecco, questi hanno tutti l'aspetto di aspettare una leva e qualcuno che abbia voglia di usarla per sollevare il mondo. Ma questo, in effetti, era piuttosto facile da indovinare, così incantati a guardare in aria, come quando passa un aereo.
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venerdì, ottobre 24, 2008
Anything else
Quasi novembre, ma facciamo fatica a ricordare che abbiamo una sorta di profilo protozoico in pioggia e nebbia, che ci portiamo appresso una specie di clima inglese, e non siamo mai così felici come quando l'inverno possiamo sederci accanto ad una tazza qualsiasi fumante. I ricordi sfuggono a goccia a goccia nelle crepe di questo ottobre a mezze maniche, nel meccanismo arrugginito di questo sole così odioso, che non li riconosciamo più per nostri. Intanto siamo stati al Paradiso, ieri l'altro o una cosa del genere, sono entrato con il cuore vergognoso di speranze come si entra in una chiesa dopo tanto tempo e anche al cafè si parlava delle occupazioni, dei crumiri e roba da piccole rivoluzioni fatte a mano, senza canditi. E vorrei avere il tempo di scrivere di nuovo, qualcosa di diverso, ma tutto ciò che riesco a gettare al momento sono cuori sfarinati, qualcuno che balla in una casa signorile, danze sotto un lampadario da far saltare il contatore, giovani donne che girano sole, senza un motivo, entrando in un cinema a caso e una volta finiti i pop corn uscire e ancora vagare. Ma giuro, su Dio o chi per lui, che non mi va proprio, perchè non c'entra con il titolo, e sì, io sono uno di quelli che cominciano dal titolo, perchè i pensieri non sono altro che una finestra a cui affacciarsi.
Scritto alle 14:58 commenti
lunedì, ottobre 20, 2008
Why should you care?
Il punto è che sono esattamente dove vorrei essere. Enrico lo chiama cinismo, non voltarsi indietro, ma ognuno le cose le chiama a modo suo, perchè ogni momento assume il valore che ognuno gli dà. Allora ci sono questi istanti, che fissi nel tempo con un'immagine e l'immagine diventa il nylon tra l'amo e la canna. E sai, tornano sempre, che sia un brumoso mattino con il cielo ancora indeciso sul colore da assumere o il centro dopo il tramonto, quando tutti vanno di fretta e l'iPod ti spara Help! per farti andare al passo, ma torna solo il nylon, davvero, mai il profumo. Ma questo non ha importanza, perchè chi dorme non piglia pesci, ma chi pesca non piglia sogni.
Welcome back, a noi, un piede nella favola e l'altro in una pozzanghera.
“Tutto capita a tutti, prima o poi, se c’è abbastanza tempo.”
(George Bernard Shaw)
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lunedì, ottobre 13, 2008
G.R.A
Il lago di Nemi, duecento metri sotto il piazzale è nero degli scoli inarrestabili che scendono; è nero per il tempo sempre brutto che vi si riflette: le nuvole vanno a pigiarsi proprio nel catino del lago, in questa conca vulcanica, e dal paese sembra quasi che sia il cratere a produrre dalle sue viscere il nero del cielo e i voli sbandati degli uccelli, e presto erutterà. C'era un vento da portare via i capelli al funerale questo ce lo ricordiamo bene, io e Andrea che restiamo fuori dalla chiesetta in cui la gente si accalca oltre ogni credere, restiamo seduti sul malinconco cippo ai caduti delle due guerre, fumiamo in silenzio. Non troppo tempo fa tornavamo da Pesaro, noi cinque, diceva dove c'è un fungo buono forse ce n'è un altro, dove c'è un fungo velenoso ce ne sono cento. C'era Serena che stringeva le ginocchia tra le braccia per controllare la voglia di alzarsi e fuggire, Sara che dietro gli occhiali neri aveva un'energia più larga, più generosa, che non conteneva lei sola, ma innumerevoli uomini e donne, e cani e alberi, strade, movimenti e stasi e giorni e trasformazioni. Luca che non voleva piangere e invece piangeva e Carlos che avrebbe voluto farlo ma non c'era verso, Andrea che era ed è un luogo senza addii, dove nessun amore si perderebbe. E poi noi in macchina, che riparte al primo giro di chiave, va e niente di quello che fugge ai lati si riesce a fermare, neanche quel cipressetto che oggi ho visto e ricordato così bene, quei gatti che giocano, la bara che esce dalla chiesa ed entra nello specchietto retrovisore. E son solo pochi mesi e io sono più saldo di allora, lontano quasi un anno da chi non si è fatto scrupoli a spararmi alla testa. E qui, con le nostre tavole, il terzo di noi morto con una corda, i nostri grip e i track, che camminiamo assieme, sotto grandi palazzi, tra le macchine parcheggiate sul marciapiede e ovunque, nel buio luminoso della sera urbana, nel buio più folto dei piccoli giardini. Ma che importa della morte a noi che ci mangiamo un metro di pizza, i cappuccini con tre cornetti, le meringhe, che raccogliamo le briciole di zucchero con le dita.
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giovedì, ottobre 09, 2008
Seven Eleven
Mattina presto, o meglio, mattina presto per chi è abituato a muovere qualche passo solo nel pomeriggio. La città è stranamente umida, lontana dal caldo irreale che prendeva a schiaffi Milano qualche giorno fa. 9:36, tempo di moleskine e già del secondo caffè, mentre Andrea e Alessia scendono a prepararlo torno a scrivere qualche riga per questo blog mezzo orfano, mi siedo, guardo intorno. La madre, da buona ape regina ci ha chiesto di sistemare il solaio, ma resto del parere che quando si ripone qualcosa del passato, non si dovrebbe più muoverla, soprattutto a distanza di molto tempo. Ma qui le luci sono al neon e non c'è odore di vecchio, la polvere non è molta e comunque poco fastidiosa, tutto segue un ordine, come una partita a Tetris, ma senza quelle meravigliose canzoncine, solo scatoloni etichettati e cose del genere. Questo rito del "mettere in ordine" mi è del tutto nuovo, eppure conosco la famiglia Mancinelli sin da bambino, immagino sia una cosa che fanno con regolarità, altrimenti questo posto non sarebbe così pacifico, ma la bat-caverna, come il mio solaio. Per intenderci, questo posto è la versione in mattoni di una scatola di ricordi, solo che nessuno la sballotta mai per sentirne quell'amabile rumore. Sì lo so, lo so, non scrivo qui da giorni e adesso che lo faccio descrivo una soffitta, forse sto perdendo colpi, ma questo posto è così delizioso che non posso farne a meno, vorrei mostraverlo, davvero. Così come vorrei che anche voi infilaste la mano in questo scatolone dei Lego, rumore di bambini, sapientini, puzzle, pantaloni corti alle ginocchia e piccoli tappi scoloriti. Non è un tuffo nel passato questo solaio, bensì la mappa di un percorso, la strada per arrivare fino a questo giovedì, che tanto non serve affannarsi a raggiungere una meta, che quello che conta è la strada. In tutto questo ordine familiare, ho avuto la fortuna di inciampare nel Jolly Invicta di Alessia, quello viola e giallo come il mio, quello della nostra terza liceo che sembra un secolo, quello che odora di Lisia, di scintilla nel Montenegro, di Cicerone e geografia astronomica, di mattini ovattati nei rifuggi di sega a scuola in Viale Giulio Cesare, che tanto si entra a seconda ora, quando accompagnavamo Andrea in prima media, pantacollant celesti e coda di cavallo, e poi via, a fare due tiri prima entrare o un giro in centro, che poi lo sai che si fanno le dieci e di andare a scuola e sparito anche il proposito, che un bicchiere di vodka tra i turisti di Piazza Navona è meglio panino del bidello, che le vostre compagne truccate, finte timide e complessate, così perbene e innamorate, se potete le evitate volentieri. Ecco, questi sono i profumi di questa mattina di ottobre, di questo solaio, così forti che vi sembra di vedere che vi sembra di vedere un'Europa politica appesa al muro, con quella Tallinn campeggiante nel rosa, che strizza l'occhio al verde di Leningrado. E poi ecco il caffè e questo "Stasera resta a dormire da noi che mamma è a Vieste", che io ci resto pure, ma niente nuova stagione di Heroes o altre boiate che ho Dynamis, mica cazzi. Per sentirmi rispondere che non è vero che ho più di un hobby, che sono solo pieno di vizi.
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martedì, settembre 30, 2008
Cute is what we aim for
Casa. Un sorriso così grande che potrebbe fermare il mondo al confine del mattino. E qui fa buio un pò più presto, il lunedì che torna dopo cena dalla piscina, le spalle leggermente più larghe dell'ultima volta che è salita a Milano a trovarmi. Anche il gatto fa fusa più rumorose. Casa. Il tempo di prendere la tavola, scendere in strada, i muretti rossi, il rumore dei cuscinetti, l'asfalto, un cielo anni ottanta, cento caffè, salutare tutti, provare la vert, togliersi le scarpe in camera di Serena, cantare vecchie canzoni di Madonna, insieme, mentre si prepara la prima cioccolata di quasi autunno, gli scatoloni alle pareti, le buste di Disfunzioni sparse, il WiiFit, una sciocchezza dopo l'altra, cuori che si indossano come guanti. Robertone che irrompe finalmente guarito, regalare un PC alla piccola Co cercando pezzi avanzati in quattro case differenti. Un altro bastoncino d'incenso e sigaretta, domani caramelle a colazione, casa è dove puoi salvarti dal problema di piacere agli altri.
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lunedì, settembre 22, 2008
Seven
Inizio a sentire la mancanza dei parapetti del fiume, soprattutto al mattino, quando esco a passeggiare che ho finito il lavoro giornaliero durante la notte. Come è grande il nostro fiume, non come questi stupidi canali, quante cose si porta via, quanta acqua. E poi tutto finisce al mare, quel mare che in questa stagione comincia ad avere lo stesso colore degli occhi che ho amato e che amo e che amerò. E' un fiume fermo il mare, che inizia e non smette mai, un posto dove tutto arresta e si confonde e magari anche si ritrova. Forse nel mare ci stanno tutte le cose che uno ha perso o che ha avuto mai, ecco, per fare un esempio ci dovrebbe stare un autobus senza numeri, e la mia voglia di prenderne uno, fianco a fianco, e poi la mia voglia dentro l'autobus. Magnifico, un posto di nessuno, che non si può dividere, non come qui che a uno tanto e a uno poco e male. Questa città invece è tutta nera, come una pietra scura sul petto che ti tira giù. Ultima settimana, poi tornerò finalmente e lei sarà di sicuro lì, con le sue orecchie piccole come conchiglie.
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Avete atteso l'alba in

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Nuvole Bianche - L. Einaudi

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